L’eco della cura: “Spazi di vita” risuona all’Orecchio di Dionisio

Last Updated: 27.06.2026By

Il Parco Archeologico della Neapolis, a Siracusa, è un luogo che non ha mai smesso di parlare. Le sue pietre hanno ascoltato le preghiere dei greci, le grida dei prigionieri, i sussurri dei pellegrini. Ma tra tutti i suoi spazi, ce n’è uno che sembra custodire il segreto del tempo stesso: l’Orecchio di Dionisio.

Non è una grotta come le altre. È una ferita nella roccia, un corridoio di pietra alto ventitré metri, dove ogni parola si moltiplica e rimbalza fino a diventare eco. I prigionieri di Dionisio, si dice, venivano rinchiusi qui, e il tiranno ascoltava i loro piani dalle fessure della roccia.

Ma non è solo la storia a renderlo speciale. È il fatto che, dopo duemila anni, questa cavità di pietra è ancora capace di ascoltare. E di restituire.

Un evento nel cuore di Siracusa: L’Orecchio di Dionisio

Non tutti gli spazi attraversano il tempo allo stesso modo. Alcuni si svuotano di significato, diventano ruderi muti. Altri, invece, continuano a parlare all’uomo anche dopo secoli. L’Orecchio di Dionisio è uno di questi. E non è un caso che la nuova tappa di “Spazi di vita” approdi proprio qui. Il progetto, promosso da ACTO Sicilia e edito da Algra, nasce da una constatazione concreta: chi affronta una malattia oncologica trascorre una parte importante della propria vita in ospedale. E quegli spazi, le sale d’attesa, i corridoi, le stanze di degenza, non sono semplici contenitori della terapia. Sono ambienti capaci di incidere sulla qualità della cura.

Spazio e tempo Orecchio di Dionisio - IcaroJournal

Spazio e tempo Orecchio di Dionisio – IcaroJournal

Da questa intuizione, la direttrice dell’UOC Oncologia Medica Cannizzaro Giusy Scandurra e l’architetto Giuseppe Scannella hanno costruito un progetto che è anche un libro. “Spazi di vita” è un inno alla vita, come lo definisce Scandurra. Non è un manuale di architettura, e non è un trattato di medicina. È una riflessione sul fatto che gli spazi del dolore possono diventare spazi di cura, se progettati con attenzione. Con la collaborazione dell’ingegnere Vincenzo Udine e il supporto di Astrazeneca, il progetto è diventato realtà all’interno del Cannizzaro. Oggi viene raccontato e condiviso ben oltre i confini dell’ospedale. Perché la cura non è solo una questione di terapie. È anche una questione di luce, di aria, di silenzio.

Il dialogo tra la pietra e la vita

Domenica 28 giugno, alle 18, l’Orecchio di Dionisio non sarà solo una cornice. Sarà parte del racconto. La presentazione siracusana è costruita attorno al tema della continuità. Bambini e adulti, medicina e architettura, città e territorio accompagneranno una riflessione sul tempo che trasforma i luoghi e sui luoghi che continuano a parlare alle persone. Perché l’Orecchio di Dionisio è una cavità di pietra, ma è anche uno spazio che per secoli è stato abitato da voci umane. E quelle voci, oggi, si intrecciano con le parole di chi lotta contro il cancro all’ovaio, con le storie di pazienti e familiari che ACTO Sicilia riunisce in una rete fitta di supporto e condivisione.

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Insieme agli autori Scandurra e Scannella, interverranno Biagio Bisignani, Maurizio Erbicella, Mattia Putzo, Vincenzo Udine e Anna Maria Motta, presidente di ACTO Sicilia. L’appuntamento è aperto al pubblico. Perché la riflessione sugli spazi e sul tempo non è solo un discorso per addetti ai lavori. È un tema che tocca tutti, chi ha vissuto la malattia in prima persona, chi l’ha accompagnata, chi ancora deve affrontarla. È una conversazione che inizia in una grotta di duemila anni fa, ma che parla al presente con la forza di un’eco che non si spegne mai.

Spazio e tempo Orecchio di Dionisio - IcaroJournal

Spazio e tempo Orecchio di Dionisio – IcaroJournal

L’Orecchio di Dionisio ti ascolta, e ti restituisce le tue parole moltiplicate. E forse, in questo gioco di suoni che rimbalzano tra le pareti di roccia, c’è una verità che vale per tutti gli spazi della vita: ciò che diciamo, ciò che facciamo, ciò che progettiamo continua a risuonare. Anche dopo secoli. Anche dopo che la voce si è spenta.

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