Claudio Paterna libro - IcaroJournal

Dai graffiti preistorici alle donni di fora: come il culto della Dea Madre vive ancora in Sicilia

Last Updated: 27.09.2026By

Dalle pareti graffiate delle grotte di Monte Gallo alle vette dell’Argimusco, fino alle alture di Caltabellotta. La Sicilia conserva un filo invisibile ma chiarissimo che lega la preistoria alle devozioni di oggi, ed è quello srotolato da Claudio Paterna nel suo ultimo libro dedicato al culto della Dea Madre.

Pubblicista e saggista con alle spalle oltre trent’anni di lavoro nel Dipartimento regionale dei Beni culturali, Paterna prosegue la sua linea di ricerca, già tracciata con le sue precedenti pubblicazioni sui miti e i ritmi arcaici, mettendo sul piatto reperti, luoghi fisici e racconti popolari. L’obiettivo? Capire come il sacro femminile antico sia sopravvissuto, trasformandosi, dentro il mondo cristiano e la magia di tutti i giorni.

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L’indagine parte proprio da molto lontano, dalle tracce preistoriche emerse a Monte Gallo all’interno del progetto europeo Handpas, per poi spostarsi sui rilievi delle Balze di Bronte, nella Cappella delle Tre Vergini sul Monte Tre Arie, tra le rocce di Roccapalumba e nei siti del Ragusano. Luoghi che l’autore analizza guardando al contesto del Mediterraneo e alle vecchie rotte di scambio che collegavano l’isola alle altre sponde del mare.

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Il periodo oscuro della caccia alle streghe e non solo…

Nella seconda parte del volume il focus si sposta sulle metamorfosi del culto: dall’età classica ai primi secoli del cristianesimo, fino alle forme medievali e rinascimentali. Spazio viene dato anche al periodo oscuro della caccia alle streghe e a quelle pratiche di devozione quotidiana che le comunità locali si sono tramandate quasi in silenzio. Il libro si chiude poi con i richiami alla letteratura e con le ripartenze contemporanee dei movimenti che hanno ripreso in mano gli studi di Marija Gimbutas, tra le figure di riferimento di questo filone insieme a Bachofen e Frazer. In appendice, inoltre, c’è una raccolta di invocazioni riservate alle Janare e alle Donni di Fora, piccoli tasselli di un patrimonio rimasto a lungo protetto nell’ombra.

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Paterna, laureato a Palermo nel 1977 e formato alla scuola di antropologi come Bonomo, Rigoli e Buttitta, porta nel testo un bagaglio sul campo non da poco: ha diretto la Casa Museo Verga a Catania e il Servizio etnoantropologico della Soprintendenza di Enna, lavorando anche a Palazzo Abatellis e al Centro regionale per il Restauro, senza dimenticare l’attività giornalistica per testate come L’Ora, Giornale di Sicilia e la Repubblica Palermo.

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