Caparezza è stato uno degli ospiti più attesi a Etna Comics… dai fan e anche dalla stampa. L’incontro in Sala Galatea, poi, ha riscosso un successo davvero incredibile: non è stato un semplice scambio di opinioni e risposte a domande di vario tipo, ma un vero momento di condivisione, tra esperienze di vita e grandi emozioni.
L’artista, che torna anche in campo musicale con l’album Obit Obit, ha parlato di arte a 360 gradi e di come il fumetto legato al lavoro discografico sia complementare alla storia narrata.
D’altronde, lo ha detto lo stesso Caparezza: la sua musica, oggi, è fortemente legata anche al disegno. «Tutti i miei tour sono prima disegnati. Io, per spiegarli, devo disegnarli, quindi creo, a volte ci metto anche dei fumetti per far capire agli altri quello che ho in testa. Però devo puntualizzare una cosa: con la creatività non ci si ammala».

Caparezza incontra i fan a Etna Comics: scambio di emozioni e arte in sala
«La vita stessa è un viaggio». Questa è una delle frasi che più colpisce tra quelle pronunciate da Caparezza, in netta linea con tutti i suoi lavori che, comunque sia, rappresentano davvero dei macro mondi, così come lo stesso artista ha raccontato a cuore aperto nel momento in cui uno dei fan glielo ha fatto notare.
Subito dopo, poi, l’artista ha concentrato l’attenzione su un altro tema molto importante, che si ripropone nella musica, così come nel quotidiano e adesso anche nel fumetto che accompagna il disco Obit Obit: «Ci si ammala sempre, ripeto. Io sono abbastanza realista, nonostante la fantasia. Il dolore fa parte della vita, non esiste niente che possa togliere il dolore. E anche se a un certo punto ci fosse una pozione magica che libera dal dolore, noi potremmo provare il dolore di non provare il dolore. È paradossale, ma è così. È come se non ci fosse la morte: pensa che tortura sarebbe vivere per sempre».

«È una tortura, se tu ci pensi, non poter scomparire, non poter dire basta, non voglio esistere, condannati all’esistenza– conclude Caparezza nella sua riflessione-. Il paradosso della vita è questo e quindi non è che si guarisce, ma si sopporta. Si sopporta, si dà un’altra valenza a quello che ci accade di negativo».
«Soffrire ti aiuta a dare valore ai momenti di felicità»
Caparezza è riuscito ad andare oltre la classica intervista e a trasformare il tutto in un momento di alta cultura, coinvolgendo davvero tutti, dall’alto di successi e collaborazioni artistiche che sono state poi anche oggetto di discussione in Sala Galatea, come nel caso del brano Goodbye Malinconia con Tony Hadley.
La sofferenza, pur nel suo significato negativo, rimane al centro di tutto, anche delle più grandi influenze in campo artistico. Motivo per cui l’artista ha sostenuto che questa possa diventare un veicolo per ritrovare la felicità: «Può suonare un tantino retorico, non è sempre vero, ma in linea di massima è così. Io l’ho sperimentata questa cosa qui, cioè mi sono reso conto che a un certo punto tante cose che mi avvenivano… volevo distrarmi dalle cose che mi accadevano, non le volevo più affrontare, ma non riuscivo più a emozionarmi».
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«Ed è una cosa che non deve succedere», continua Caparezza, «perché poi il prossimo passo è il cinismo. Faccio un esempio: nei social c’è molto cinismo. E questo purtroppo poi impedisce a tante persone che hanno una loro sensibilità, per esempio, di provare a fare qualcosa di loro, perché hanno paura di sottoporsi al giudizio critico del social. Tante persone sono bloccate oggi, i ragazzi che hanno la loro età non hanno fiducia, perché hanno paura di confrontarsi con questa malattia cinica che gira».
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