Friday, 19 June 2026
Cos'è Cultura a Catania

A Catania l’Opera dei Pupi entra nei quartieri più fragili, i Fratelli Napoli portano in scena Bradamante

Opera dei Pupi entra nei quartieri più fragili - IcaroJournal

Catania torna a raccontare una delle sue tradizioni più preziose proprio lì dove la cultura può diventare ancora più necessaria: nei quartieri più fragili, negli spazi che chiedono presenza, attenzione e bellezza. La Compagnia Arte e Pupi dei Fratelli Napoli, Maestri pupari catanesi dal 1921, porterà infatti la storia dei gloriosi paladini e gli ideali di lealtà, fratellanza, legalità e rispetto nei territori più disagiati e sofferenti della città, dentro un percorso che punta a promuovere inclusione culturale e sociale.

L’iniziativa rientra nel progetto Palcoscenico Catania. La bellezza senza confini 2026, promosso dal Comune di Catania e finanziato dal Fondo Nazionale per lo spettacolo dal vivo della Direzione Generale Spettacolo del Ministero della Cultura. Un progetto che prova a portare il teatro, la tradizione e la forza educativa dell’arte fuori dai luoghi consueti, facendoli arrivare dove spesso mancano occasioni di incontro e partecipazione.

Dopo il successo de La leggenda di Colapesce, la Marionettistica dei Fratelli Napoli tornerà in scena domenica 21 giugno, alle ore 18.00, negli spazi della Chiesa di San Giorgio e San Dionigi di via Acquicella, con Le avventure di Bradamante, spettacolo su copione di Alessandro e Fiorenzo Napoli.

Bradamante, l’eroina che porta la parità dentro il mondo dei paladini

Questa volta al centro della scena ci sarà Bradamante, sorella di Rinaldo e figura femminile tra le più affascinanti del repertorio cavalleresco. Una donna che prende le armi, entra in un universo tradizionalmente maschile e impone la propria identità senza rinunciare al coraggio, alla forza e alla tenacia.

«Narreremo -, spiega Alessandro Napolicome Bradamante, la famosa sorella di Rinaldo, prenderà le armi e imporrà la sua forte identità di donna nel mondo prevalentemente maschile dei paladini di Francia».

Ed è proprio qui che lo spettacolo trova una delle sue chiavi più attuali. Perché l’Opera dei Pupi, pur affondando le radici in una tradizione antichissima, continua a parlare al presente. Le storie dei paladini non restano immobili dentro un passato da custodire soltanto come memoria, ma diventano strumenti per riflettere su temi che appartengono anche al nostro tempo: la giustizia, il rispetto, la libertà, la parità di genere, la possibilità per una donna di affermare se stessa dentro un mondo che prova ancora troppo spesso a definirne i confini.

Durante la messa in scena sarà sottolineata anche l’importanza dell’universo femminile nell’Opira catanese, rappresentato non soltanto dai personaggi delle storie, ma anche dalla maestria recitativa delle parlatrici. Un elemento che restituisce ancora una volta la profondità di una tradizione fatta di voce, mani, memoria e presenza scenica.

«Lo spettacolo -, continua Fiorenzo Napoli, – ripropone con estrema attualità, soprattutto per il periodo storico in cui stiamo vivendo, le prime avventure dell’eroina Bradamante che con coraggio e tenacia lotta e combatte per i suoi diritti cercando di affermare una più giusta parità di genere».

I Fratelli Napoli tra storia, innovazione e memoria popolare

La famiglia Napoli, Maestri pupari giunti alla quinta generazione, continua così a confermarsi un punto di riferimento imprescindibile per l’Opera dei Pupi catanese. Una tradizione riconosciuta nel 2001 dall’UNESCO come Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità, ma che per restare viva ha bisogno di essere continuamente raccontata, portata in scena, condivisa con le nuove generazioni e restituita ai territori.

In questo senso, il lavoro dei Fratelli Napoli diventa un ponte tra storia e innovazione. Da una parte il repertorio cavalleresco, la vita dei santi, i codici antichi dell’Opira; dall’altra la necessità di parlare al pubblico di oggi, di raggiungere i quartieri, di trasformare lo spettacolo in esperienza culturale e sociale.

A sottolinearlo è anche Davide Napoli, che evidenzia come la messa in scena della vita dei santi o il classico repertorio cavalleresco rappresentino un felice legame con la tradizione e con una storia che oltre un secolo di attività ininterrotta non ha mai dimenticato di onorare.

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Portare Le avventure di Bradamante in via Acquicella significa allora molto più che proporre uno spettacolo. Significa creare un’occasione di incontro, restituire centralità a un quartiere, far arrivare l’arte dove può diventare presidio, racconto e possibilità. Perché la bellezza, quando attraversa i luoghi più difficili, non cancella le ferite, ma aiuta a guardarli con occhi diversi.

E l’Opera dei Pupi, con i suoi paladini, le sue eroine, le sue voci e i suoi ideali, continua ancora oggi a ricordare che la cultura non è mai soltanto intrattenimento. È identità, memoria, educazione. Ed è anche un modo concreto per dire che nessun quartiere deve restare fuori dalla scena.

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