La strada scende verso il mare, e all’improvviso la costa si apre. Una rupe bianca a picco sul blu, una chiesetta appoggiata sugli scogli, e quel profumo di sale e di gelsomino che non avevi dimenticato ma che non ricordavi così intenso.
Parcheggi dove finisce l’asfalto, e il silenzio è rotto solo dal canto delle cicale. Poi cominci a camminare verso il borgo, arroccato sulla scogliera come una sentinella che ha smesso di fare la guardia e si è messa a guardare il mare.
Il centro è un dedalo di vicoli bianchi e stretti, con le bougainvillee che esplodono dai balconi e le porte blu che sembrano finestre sul mare. Cammini senza meta, e a ogni angolo il panorama ti appare all’improvviso, come un colpo di teatro. Poi arrivi alla terrazza, e davanti a te il mare è una distesa d’argento che si perde all’orizzonte. La scalinata che scende verso la spiaggia è ripida, lunga, e i gradini sono consumati da secoli di passi. Scendi piano, e ogni gradino ti avvicina al blu. Le gambe bruciano, ma non importa. Più scendi, più il rumore delle onde si fa vicino.
Il tuffo, la sabbia e la sensazione di galleggiare nel mondo
La spiaggia è un lembo di sabbia dorata, fine come talco, incastonato tra gli scogli. L’acqua è così limpida che vedi i pesciolini argentati che scappano via. Togli le scarpe, cammini sul bagnasciuga, e i piedi affondano dolcemente. Poi entri. L’acqua è tiepida, quasi calda, e il fondale scende piano, così piano che puoi camminare per metri senza mai perdere il contatto. Ti immergi, e la prima bracciata è una carezza. Galleggi sulla schiena, e sopra di te la rupe e la chiesetta ti guardano come a proteggerti. Il cielo è di un azzurro perfetto, senza una nuvola. I gabbiani volano lenti, e il sole ti scalda la pancia. Resti così, senza pensare a niente, finché la pelle non comincia a raggrinzirsi.
Poco più avanti, oltre il promontorio, l’acqua si infrange su scogliere più selvagge, e una caletta nascosta si apre tra gli scogli. L’acqua è più profonda e il fondale roccioso. Il silenzio qui è ancora più assoluto.
Il tramonto, la cena e il sapore che resta
Verso sera, risali la scalinata. Le gambe bruciano più di prima, ma ogni passo vale la pena. In cima, il borgo si accende di luci calde. Cerchi una trattoria con i tavoli all’aperto, da cui si vede il mare che si tinge di rosso. Ordini un piatto di pesce spada alla brace. Arriva fumante, con un filo d’olio e una spruzzata di limone. Lo mangi con le mani, seduto sulla sedia di plastica, mentre il sole comincia a calare dietro la rupe.

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Il cielo diventa rosa, poi arancione, poi viola. In lontananza, un vulcano fuma piano, e il suo pennacchio bianco si perde all’orizzonte. Bevi un bicchiere di vino bianco, freddo e fresco, e per un attimo non c’è nessun altro. Solo tu, il mare, e quella luce che non vorresti finisse mai.
Un giorno sulla Costa degli Dei ti basta per capire. Ma non basterà per andartene. Non servono itinerari, non serve la lista delle spiagge da timbrare. Basta una terrazza, un tuffo, un piatto di pesce mangiato al tramonto.
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