Catania incandescente di Tommaso Ottieri - IcaroJournal

L’Epifania dello sguardo: la Catania incandescente di Tommaso Ottieri

Last Updated: 18.10.2026By

Tra la forza drammatica della pietra lavica e l’incandescenza del colore, Tommaso Ottieri inaugura alla Galleria Arionte, adibita negli spazi storici di Palazzo Valle a Catania, la personale “(Come per) la prima volta”, curata da Marco Di Capua.

Il pittore e architetto partenopeo ridisegna le forme del barocco e le architetture urbane, trasformando lo spazio espositivo nel teatro di un’attesa imminente e restituendo allo sguardo la forza dello stupore primigenio.

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C’è un rischio strisciante che lo sguardo contemporaneo corre ogni volta che attraversa i luoghi della propria quotidianità: la progressiva perdita dello stupore.
La città, pur quando è intrisa di storia e densa di stratificazioni monumentali, tende con il tempo ad adagiarsi in una mappa di visioni anestetizzate, consumate dall’abitudine. È esattamente in questa breccia dell’assuefazione visiva che s’innesta “(Come per) la prima volta”, la personale di Tommaso Ottieri alla Galleria Arionte Arte Contemporanea dal 17 ottobre al 20 novembre 2026.

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L’incontro tra il corpus delle opere di Ottieri e l’architettura settecentesca disegnata da Giovan Battista Vaccarini non ha nulla di casuale né di puramente decorativo. Tra la pietra lavica del barocco catanese e la pittura dell’artista partenopeo si innesca infatti una risonanza quasi strutturale.

Formatosi come architetto tra Napoli e la Scozia, Ottieri non impiega il disegno prospettico per imbrigliare lo spazio in una griglia razionale, ma per possederlo, anatomizzarlo e infine trasfigurarlo attraverso la materia cromatica. Nelle sue tele, la cattedrale, il palazzo, la piazza, il salotto o il teatro perdono la rigidità della loro funzione urbanistica e sociale: diventano organismi viventi, palpitanti, attraversati da una drammaturgia di luce e ombra che ne riscrive i contorni.
Come evidenzia Marco Di Capua, curatore della mostra e acuto interprete del suo percorso, l’architettura dipinta da Ottieri appare costantemente come il teatro di «un rito appena interrotto» o di «un presagio».

Tommaso Ottieri, Catania Duomo, 2026, olio su tavola, 100x75 cm © Martina Ammaturo.jpegCatania incandescente di Tommaso Ottieri - IcaroJournal

Tommaso Ottieri, Catania Duomo, 2026, olio su tavola, 100×75 cm © Martina Ammaturo Catania incandescente di Tommaso Ottieri – IcaroJournal

Entrare in un suo dipinto significa irrompere in una scena in cui la figura umana è quasi del tutto dissolta o ritratta nella sua assenza; eppure, l’aria risuona di un’attesa imminente, come se qualcosa stesse per accadere o fosse appena avvenuto dietro le quinte. Le vedute dedicate a Catania – dal Duomo al Teatro Massimo Bellini – non sono semplici omaggi al genius loci, ma rievocazioni ardenti in cui la città si svela nella sua essenza più autentica: uno spettacolo viscerale di pietra, fuoco e memoria.

Tommaso Ottieri, Opera Catania, 2026, olio su tavola, 135x180 cm © Martina AmmaturoCatania incandescente di Tommaso Ottieri - IcaroJournal

Tommaso Ottieri, Opera Catania, 2026, olio su tavola, 135×180 cm © Martina Ammaturo
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Sul piano strettamente pittorico, la forza generativa di Ottieri risiede nel valore primordiale che egli attribuisce all’oscurità. Il buio non è mai un vuoto formale o uno sfondo passivo, bensì la matrice da cui la luce viene letteralmente estratta e conquistata a colpi di pennello. I suoi ori, i rossi accesi, i blu notturni e i bagliori lavici sembrano bruciare dall’interno, creando un cortocircuito figurativo dove interni sacri e teatri monumentali convivono con visioni liriche: giostre dorate immerse nel silenzio dei boschi, lampadari spettrali sospesi sul mare ed eruzioni vulcaniche osservate dal perimetro di una finestra domestica.

In un’epoca saturata da immagini veloci, immateriali e di immediato consumo, la pittura di Ottieri rivendica con forza la lentezza della stratificazione e il peso della materia. Non c’è compiacimento decorativo nel suo gesto, ma una ricerca di sintesi quasi alchemica: ciò che si mette in gioco sulla tela non è una candela che consuma gradualmente la propria cera, ma l’azione ostinata di chi sfaccetta un diamante, riducendone la massa per esaltarne la rifrazione e la durezza.

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Tommaso Ottieri © Paolo Vitale
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Con questa mostra, Ottieri non ci consegna un semplice inventario di luoghi o un esercizio di bravura stilistica, ma ci costringe a riconsiderare il senso stesso dell’atto del vedere.

Tommaso Ottieri, Catania PTM, 2026, olio su tavola, 160x120 cm © Martina Ammaturo Catania incandescente di Tommaso Ottieri - IcaroJournal

Tommaso Ottieri, Catania PTM, 2026, olio su tavola, 160×120 cm © Martina Ammaturo
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“(Come per) la prima volta” si trasforma così da semplice titolo espositivo a vera e propria dichiarazione di poetica: la prova che la pittura ha ancora il potere di strappare il mondo al torpore della consuetudine, restituendo all’architettura la sua anima ombrosa e ricordandoci che la vera bellezza non si rivela mai del tutto nella piena luce, ma abita sempre la soglia dell’enigma.

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