Sunday, 26 April 2026
Viaggi

Il piccolo Tibet in Abruzzo: dove la terra incontra il cielo

Piccolo Tibet un Abruzzo - IcaroJournal

La prima volta che lo vedi, non ci credi. La strada si arrampica tra montagne che sembrano dipinte a olio, e a ogni tornante il mondo sotto di te diventa più piccolo. Poi, all’improvviso, la strada si apre. Le montagne si allontanano, l’orizzonte si perde nel niente, e l’altopiano ti si para davanti come un mare di pietra e prato. L’aria è sottile, il vento forte, e per un attimo pensi di essere finito in un altro continente. Invece sei in Abruzzo. E questo posto si chiama Campo Imperatore, ma tutti lo chiamano il Piccolo Tibet.

Santo Stefano di Sessanio ti accoglie con il silenzio. Le macchine le lasci fuori, perché qui dentro si cammina. I vicoli sono scale di pietra, archi a sesto acuto, case addossate l’una all’altra come se avessero paura del freddo. Non c’è nessuno. O quasi. Una vecchia spazza la soglia, un gatto nero ti attraversa la strada e scompare in un cortile. I passi risuonano sui ciottoli, e il rumore è l’unica musica che serve.

Sali verso la Torre Medicea. È stata ricostruita pietra su pietra dopo che un terremoto l’ha buttata giù, e oggi svetta sul borgo come un dito puntato verso il cielo. Lassù, il vento è più forte. Sotto di te, i tetti si stringono come pecore al pascolo. Pensi ai pastori di un tempo, ai mercanti di lana, ai signori che hanno dominato queste terre. E poi all’abbandono, alle case vuote, al silenzio che durava anni. Oggi, qualcuno ha ridato vita a quelle mura, una stanza alla volta. Ma il borgo non è diventato un museo. È tornato a respirare.

L’altopiano che toglie il fiato

Scendi dal borgo e ti butti nell’altopiano. È una distesa che non finisce mai, un prato immenso che si perde all’orizzonte, con le cime del Gran Sasso che fanno da corona. L’erba è ancora umida di rugiada, e il sole la fa brillare come un tappeto di seta verde. Cammini senza meta, e più vai avanti più il mondo diventa silenzioso. Non ci sono case, non ci sono strade, non ci sono rumori. Solo il vento e il fruscio dell’erba sotto i passi.

In lontananza, su un colle solitario, vedi una sagoma di pietra. È Rocca Calascio, uno dei castelli più alti d’Italia. La salita è ripida, il sentiero è sassoso, e le gambe bruciano. Ma a ogni passo il panorama si apre di più. Quando arrivi in cima, il fiato ti manca. E non è solo per la fatica. Il mondo è tutto sotto di te: l’altopiano, le montagne, i borghi lontani, e il cielo che sembra così vicino da poterlo toccare.

La sera, il fuoco e il sapore della lana

La sera torni a Santo Stefano. Le trattorie sono piccole, con poche tavole e il camino acceso. Ordini una zuppa di lenticchie. Sono piccole, scure, e crescono solo qui, tra le pietre di questo altopiano arido. Il sapore è terroso, intenso, e ti riscalda lo stomaco come una coperta.

LEGGI ANCHE -> Costanza, tutto pronto per la seconda stagione, parla Miriam Dalmazio

LEGGI ANCHE -> Napoli in 4 giorni: il caos, il silenzio e il Cristo che ti guarda

Poi arrivano gli arrosticini. Sono spiedini di pecora cotti sulla brace, croccanti fuori e morbidi dentro. Il fumo profuma di rosmarino, e l’aria della sera è così fredda che il vapore del respiro si mescola a quello della griglia. Li mangi con le mani, in piedi sul selciato, mentre il paese si accende di luci calde.

Il Piccolo Tibet ti lascia con le ossa piene di vento e gli occhi pieni di orizzonte. Non è un posto che si racconta, è un posto che si cammina. E più sali, più capisci che la bellezza qui è fatica, è silenzio, è solitudine.

LEGGI ANCHE -> Taormina in un weekend di primavera: il teatro, il mare e il mandorlo in fiore

LEGGI ANCHE -> Malaga: dove Picasso ha imparato a guardare la luce

Non perderti i nostri alati update!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Andrea Piazza

Andrea Piazza

About Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *