Il treno arriva dalla pianura e il lago ti appare all’improvviso. Non te lo aspetti così azzurro, così pulito, con i cigni che nuotano lenti e le montagne all’orizzonte che ancora hanno un po’ di neve.
Scendi alla stazione centrale e l’aria è fresca, quasi frizzante. I tram gialli sfrecciano silenziosi, i ponti attraversano la Limmat, e i tetti delle case vecchie si specchiano nell’acqua come se si stessero guardando allo specchio. Zurigo non ti abbraccia, ma ti prende per mano. E tu la segui.
Esci dalla stazione e cammini verso il lago. La Bahnhofstrasse è una striscia di negozi eleganti, vetrine che luccicano e orologi che costano più di una macchina. Ma tu non ti fermi. Svolti verso il basso, e all’improvviso l’acqua ti si para davanti. Il lago di Zurigo è immenso, blu, con le barche ormeggiate e i gabbiani che litigano per una briciola. Cammini lungo la banchina, le mani in tasca, e il sole di aprile ti scalda la nuca. I vecchi sono seduti sulle panchine a leggere il giornale, e qualcuno mangia un gelato anche se non fa ancora caldo.
Ti siedi su un gradino di pietra. Sotto di te, l’acqua è così limpida che vedi i pesci nuotare tra i sassi. Un cigno si avvicina, curioso. Lo guardi, lui guarda te. Poi si allontana, dignitoso, come se tu non fossi all’altezza.
La città vecchia e i vicoli che profumano di cioccolato
Attraversi un ponte e ti perdi nella Altstadt. Le stradine sono strette, lastricate, con le case dipinte a colori pastello. I balconi esplodono di gerani, e le insegne di ferro battuto raccontano mestieri antichi. Non c’è il caos delle città italiane, ma un ordine silenzioso, quasi svizzero. I negozi vendono orologi, coltellini svizzeri e cioccolata. La cioccolata è ovunque. Entri in una piccola pasticceria, e l’odore di cacao ti avvolge come una coperta. Ordini una pralina al fondente, e la mordi. Il cioccolato si scioglie lento, amaro e dolce insieme, e ti resta sulle labbra per mezz’ora.

Cammini senza meta, e a ogni angolo trovi una fontana con acqua potabile. Bevi, e l’acqua è così fresca che ti sembra di bere da una sorgente di montagna.
Il museo e il quadro che piange nel cuore di Zurigo
Il pomeriggio lo dedichi al Kunsthaus. I quadri sono appesi alle pareti come finestre su altri mondi. I Monet sono esplosioni di luce, i Chagall sembrano sogni volanti. Ma quello che ti ferma è un dipinto piccolo, in una sala appartata. Un volto, due occhi che ti guardano. Non sai chi sia l’autore, ma senti che ti sta dicendo qualcosa. Resti lì qualche minuto. La guardia ti lancia un’occhiata, ma non te ne importa. Non puoi staccare gli occhi.
Prima di cena, sali sul Lindenhof. È una piccola collina nel cuore della città, un parco con alberi secolari e panchine di legno. Un tempo c’era un castello romano, oggi ci sono ragazzi che giocano a scacchi su una scacchiera gigante. Ti siedi su un muretto, e Zurigo è tutta sotto di te. La Limmat che serpeggia, le guglie delle chiese, il lago che brilla. Il sole comincia a calare e le luci della città si accendono. Non parli con nessuno, ma non sei solo.
La sera, il fiume e le scale che scendono nell’acqua
La notte scendi verso la Limmat. Sulle rive del fiume, ci sono delle scalette che entrano nell’acqua. I ragazzi ci si siedono con la birra in mano, i piedi a mollo, e parlano piano. Tu fai lo stesso. Togli le scarpe, immergi i piedi. L’acqua è fredda, ti pizzica la pelle, ma dopo un minuto non senti più il freddo. Senti solo il rumore del fiume che scorre, e le risate lontane di qualcuno che canta. Ordini una birra in un chiosco vicino. La bevi guardando il cielo, e pensi che Zurigo è una città che non ti chiede niente. Puoi stare seduto sulle scale a guardare l’acqua, puoi camminare per i vicoli senza meta, puoi mangiare una pralina seduto su un gradino. Nessuno ti giudica.

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La domenica mattina, prima di andare via, torni al lago. Il sole è appena sorto, e l’acqua è uno specchio. I cigni dormono ancora, e le montagne si riflettono nel lago come in una fotografia. Cammini piano, senza scarpe, e la rugiada bagna i tuoi piedi. Non vuoi andare via. Ma devi.
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