Il treno arriva lento dalla costa, e già dal finestrino vedi la collina. I templi sono lassù, dorati dal sole di aprile, e sembrano più antichi del mondo. Scendi, sali su un autobus che ti porta verso la Valle, e all’improvviso la città finisce. Resta solo la pietra, il cielo, e il profumo dei mandorli in fiore.
Il primo tempio che incontri è quello della Concordia. Non te lo aspetti così intero, così perfetto. Le colonne si alzano dritte verso il cielo, e il sole le accende di un colore miele che sembra tepore di forno. Cammini intorno, e le tue mani sfiorano la pietra rugosa. Ha duemilaquattrocento anni, eppure è ancora calda. Ti siedi su un gradino, e non c’è fretta. Il vento muove i papaveri che spuntano tra le crepe, e l’erba è così verde che ti sembra di essere in un dipinto. In lontananza, il mare brilla. Sembra ieri che i greci si fermavano qui, a pregare e a commerciare, e invece è passata un’eternità.
Cammini lungo la via sacra, e i templi si susseguono: uno più maestoso, l’altro più crollato, ma tutti con la stessa luce addosso. Giove, Giunone, Ercole. Oggi restano solo le colonne, ma basta chiudere gli occhi per sentire il rumore dei sandali, il belato dei sacrifici, il mormorio delle preghiere in una lingua che non capisci, ma che ti arriva dritta al cuore.
A un certo punto, lasci la via principale e scendi in una gola nascosta. C’è un giardino che non ti aspetti. Gli ulivi sono così vecchi che i tronchi si attorcigliano su se stessi come serpenti. I mandorli sono in fiore, e i loro petali ricoprono il sentiero di un bianco così leggero che ogni passo è una carezza. Aranci e limoni profumano la testa. L’acqua scorre in un canale, e il silenzio è rotto solo dal canto degli uccelli.
Il caos e la casa di Pirandello
Poi scendi dalla collina e segui la strada verso il mare. La campagna è selvaggia, tutta salite e discese, con le pietre che affiorano tra le erbacce. Arrivi a un posto che si chiama Caos. Non è un nome. È la realtà. Il vento spazza forte, e gli ulivi si piegano come vecchi stanchi. In mezzo a questa solitudine, una masseria bianca, semplice, con le imposte verdi e il portone di legno.
Questa è la casa di Luigi Pirandello. Entri e il silenzio è lo stesso che quando lui scriveva, la notte, con la candela accesa. Le stanze sono piene di mobili antichi, fotografie ingiallite, la sua scrivania di legno scuro. Ma la cosa più bella è fuori, in giardino.
C’è un pino, enorme, sotto la cui ombra lui amava stare. Lì accanto, c’è la sua tomba. Ha voluto essere sepolto qui, in questo caos di vento e di erbacce, perché diceva che questo posto era la sua vera casa. Ti siedi sotto il pino, appoggi la schiena al tronco, e guardi il mare in lontananza. Pensieri che non hai mai avuto ti attraversano la mente: l’identità, la follia, la maschera. E capisci perché le sue storie sono così piene di dolore e di bellezza.

La scala dei Turchi e il tramonto
Poco più in là, la costa si apre e la roccia diventa bianca. La Scala dei Turchi è una falesia di marna che scende verso il mare a gradoni dolci, come una enorme torta nuziale. In primavera non c’è ancora la folla, e la cammini quasi da solo. La pietra è calda, liscia, e i fiori selvatici colorano le scogliere intorno di giallo e di viola. Sali fino in cima e ti siedi sul bordo. Il mare è blu scuro, l’orizzonte pulito. Il vento ti muove i capelli.
LEGGI ANCHE -> Il piccolo Tibet in Abruzzo: dove la terra incontra il cielo
LEGGI ANCHE -> Malaga: dove Picasso ha imparato a guardare la luce
Il sole comincia a calare, e la roccia diventa rosa, poi arancione, poi viola. I templi, sullo sfondo, si stagliano neri come sagome di carta. Per un attimo, la pietra antica e la scogliera bianca si parlano. E tu sei lì, in mezzo, testimone di un dialogo che va avanti da millenni.
La sera, torni in città. Non cerchi un ristorante: cerchi una friggitoria, una bancarella, un forno che profuma di pane. Compri un arancino caldo, e lo mordi camminando. Il riso è saporito, il ragù fila tra le dita. Più avanti, una vecchia signora vende pasta di mandorla: piccoli frutti colorati, fatti a mano, che sembrano gioielli. Ne prendi uno a forma di arancia, e lo mangi piano, mentre il sole ormai è scomparso e le luci della città si accendono.
LEGGI ANCHE -> Lucca: la città che non ha bisogno di insegnarti a camminare
LEGGI ANCHE -> Attenzione, perché la scelta della borsa corretta è quella che ti salva la vacanza


