Thursday, 18 June 2026
Senza categoria

Gole dell’Alcantara: il respiro freddo della terra

Gole dell’Alcantara vacanza - IcaroJournal

La strada scende verso il fiume, e l’aria cambia. Fino a un momento fa era calda, profumata di ginestra e di polvere. Poi, all’improvviso, diventa fresca. Non è il fresco della sera o della montagna: è un’altra cosa, più profonda. È l’odore dell’acqua che scorre da millenni, il respiro della terra che si apre. Il sentiero si stringe, le pareti di roccia si alzano ai lati, e il rumore del fiume diventa più forte.

Poi, a un certo punto, le pareti si aprono e tu sei dentro. Il canyon è un taglio nella terra, un corridoio di basalto che si è raffreddato in colonne perfette, alte come palazzi, strette in alcuni punti da poterti toccare con le braccia aperte. È un’altra epoca, un’altra Sicilia.

La scalinata scende ripida tra gli alberi, e la scendi piano, quasi in punta di piedi. A ogni gradino, il rumore del fiume si fa più vicino, l’ombra più densa. Le pareti di roccia si alzano intorno a te come mura di una cattedrale, e il sole arriva a fatica, una striscia di luce che taglia l’oscurità. Poi la scalinata finisce, e i piedi toccano l’acqua.

È fredda, molto più di quanto ti aspettassi. Il primo contatto è una scossa, una fitta che ti sale lungo le gambe. Ma dopo un attimo, il corpo si abitua, e l’acqua non è più nemica. È una carezza gelida che ti sveglia la pelle.

Cammini nel letto del fiume. L’acqua è così limpida che vedi ogni sasso sul fondo, e le pareti di basalto ti sovrastano, colonne prismatiche che sembrano canne d’organo. La luce che filtra dall’alto è verdastra, e il silenzio è rotto solo dallo sciabordio dell’acqua e dal rumore dei tuoi passi. Ogni tanto ti fermi, e alzi lo sguardo. Le pareti sembrano muoversi, quasi respirare. La loro storia è così antica che la mente fatica a comprenderla. Sono qui da trecentomila anni, e tu sei solo un puntino che le attraversa.

Il freddo, la roccia e il ritorno alla luce

Più ti addentri, più il canyon si stringe. L’acqua ti arriva alle ginocchia, poi ai fianchi. Non devi nuotare, perché il fondo è sicuro e l’acqua resta bassa. Ma il freddo è una lama, e ogni passo è un piccolo trionfo. In alcuni punti, l’acqua forma piccole cascate, laghetti improvvisati dove la luce si rifrange in mille sfumature.

Ti fermi in uno di questi punti, e per un attimo non c’è nessun altro. Solo il suono dell’acqua che scorre e il peso di migliaia di anni sulle tue spalle. Non sai quanto tempo sei rimasto lì. Forse dieci minuti, forse un’ora. Non importa. Quando risali, le gambe sono stanche e la pelle è fredda, ma la sensazione è quella di avere fatto qualcosa di vero.

LEGGI ANCHE -> A Librino si aprono le porte alla bellezza, Anna Pennisi porta arte e riscatto nel cuore della periferia

LEGGI ANCHE -> Premio Letterario Efesto, consegnati i riconoscimenti della XIII edizione: commozione per il ricordo di Vera Ambra

La scalinata ti riporta in superficie, e l’aria calda ti colpisce come un abbraccio. Il paesaggio intorno è quello della Sicilia che conosci: ulivi, mandorli, e il profumo della terra che si scalda. Ma dentro di te, qualcosa è cambiato.

Un pomeriggio alle Gole dell’Alcantara ti insegna che la bellezza più vera è quella che devi cercare sotto terra, dove l’acqua è fredda e la luce è una lama. Non serve una guida, non serve un programma. Basta scendere una scalinata, bagnarsi i piedi, e lasciarsi guardare da pareti di lava che hanno visto passare gli imperi.

LEGGI ANCHE -> Chantalle Mammuriana si racconta a IcaroJournal… è proprio lei la stella del web: LA VIDEO INTERVISTA IN ESCLUSIVA!

LEGGI ANCHE -> A San Giovanni Li Cuti torna la Bibliocasetta Nettuno, libri e condivisione sul mare di Catania

Non perderti i nostri alati update!

Non inviamo spam! Leggi la nostra Informativa sulla privacy per avere maggiori informazioni.

Andrea Piazza

Andrea Piazza

About Author

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *